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Tremate videogiochi, tremate. I chiodini sono tornati!

13 Aprile 2016

Un miliardo di pezzi venduti nel 2015: i "fiammiferi" di plastica, oggi anche per gli adulti, sono il vero concorrente dei videogiochi.

Tutto ebbe inizio nel 1969, con la prima pubblicità Quercetti, rigorosamente in bianco e nero, intitolata “I Maestri”: i protagonisti erano quattro ragazzi con indosso un camice bianco di quelli che donano un tipico aspetto (medico-professorale), tutti indaffarati con delle costruzioni.

Il messaggio che la réclame voleva trasmettere era di non accontentarsi del dilettantismo, nemmeno in situazioni ludiche; era senza ombra di dubbio un messaggio d’altri tempi.

Quei ragazzini dalle orecchie a sventola e rigorosamente con gli occhiali facevano parte di un mondo la cui concezione di gioco era strettamente legata alla serietà, alla didattica, alla formazione.

In realtà, le origini di questo longevo fenomeno internazionale affondano le radici nel 1953, anno in cui il  vecchio Alessandro (classe 1920, pilota di caccia nella seconda Guerra Mondiale) esportò, dalla Francia, l’idea che i fiammiferi  di legno con la testa in ceralacca colorata, se conficcati nel cartone traforato al fine di creare spettacolari disegni, potessero trasformarsi in un’attività ludica dallo spirito creativo.

Questa idea si rivelò rivoluzionaria e conferì alla famiglia Quercetti la notorietà di cui tutt’oggi gode. Solo nel 2015 sono stati venduti un miliardo di “fiammiferi colorati” e le previsioni per il 2016 parlano di un potenziale raddoppio! Numeri che, molto probabilmente, papà Alessandro mai si sarebbe immaginato di raggiungere nel 1949, anno in cui rilevò la Incogiochi (fallita) con lo scopo di creare, appunto, un’alternativa  al gioco che fino a quel momento aveva regnato incontrastato: il mattoncino Lego.

Il successo raggiunse un livello talmente elevato da permettere ai chiodini di superare l’avvento del digitale e, totalmente controcorrente, di rinascere come valida e preziosa alternativa al mondo virtuale che ci circonda.

Verrebbe da chiedersi come sia possibile che un’azienda come la Quercetti sia riuscita a sopravvivere e, anzi, ad espandersi durante questi anni di esplosione della tecnologia virtuale: la risposta potrebbe essere proprio nella capacità di rimanere ancorati alla tradizione, quella tradizione “manuale” strettamente collegata al contatto fisico, alla tridimensionalità. Queste tematiche, infatti, sono riemerse con grande impeto dopo anni di virtualità, facendo riscoprire il piacere di utilizzare le proprie dita per prendere, incastrare e infilare oggetti  piuttosto che “scrollare” uno schermo o muovere il mouse.

Ma i chiodini non sono soltanto un divertente e creativo passatempo; Alberto, uno dei tre figli di Alessandro, ha affermato che: “una ricerca di neuroscienziati, ancora inedita, dimostra che il chiodino oltre ad essere un gioco di destrezza manuale per il bambino, stimola le aree del cervello che interessano il linguaggio: dunque se questo è vero, più si gioca con il chiodino, più si sviluppa la competenza verbale”.

Da questa affermazione possiamo dedurre la motivazione che sta alla base del chiodino per adulti, ovvero una versione small con la quale è possibile comporre mosaici che da lontano hanno l’aspetto di paesaggi, immagini fotografiche, ritratti e opere d’arte: il Pixel Art.

BassmArt s.r.l., cavalcando quest’ onda di ritorno alle origini, e con la convinzione che i chiodini rappresentino un caposaldo della storia ludica italiana (ma anche internazionale), vi invita a riscoprire questa tradizione visitando la pagina dedicata ai Pixel Art.