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Il rigore e la grazia

La Compagnia di San Benedetto Bianco nel Seicento fiorentino

La mostra allestita negli ambienti contigui alla Cappella Palatina di Palazzo Pitti recupera il tesoro d’arte appartenuto a quella che fu la più prestigiosa Compagnia laicale d’ispirazione religiosa del Seicento toscano, San Benedetto Bianco. La storia e la spiritualità di questa confraternita sono rese note al pubblico attraverso l’analisi deimaggiori capolavori artistici che arredavano i loro spazi e, per questa occasione, letteralmente ‘salvati’ da impegnativi restauri. Lo studio della collezione, dei testi e dei documenti ha visto emergere importanti novità che ridefiniscono alcuni aspetti del Barocco fiorentino: sia per le opere inedite ritrovate, sia per l’approfondimento delle fisionomie di molti grandi artisti che furono membri assidui di San Benedetto Bianco (ad esempio Cristofano Allori,Vincenzo Dandini, Carlo Dolci e Volterrano).  

La mostra che si presenta negli ambienti appena ripristinati della Cappella Palatina di Palazzo Pitti è frutto dell’impegno dei molti che l’hanno voluta fin dal 2012, quando l’idea fu presentata e accolta dal Soprintendente Cristina Acidini. Si deve a Maria Sframeli, ex direttrice del Museo degli Argenti, l’intuizione di adattare il progetto di mostra sulla compagnia di San Benedetto Bianco agli spazi adiacenti alla Cappella, promuovendo l’adeguamento di essi ai fini espositivi, grazie ai lavori diretti da Mauro Linari con Claudia Gerola e all’allestimento progettato per l’occasione da Cosima Delle Grottaglie. A Francesca Merz e ai curatori del catalogo – Alessandro Grassi, Michel Scipioni e Giovanni Serafini – va il merito di aver tenacemente perseguito negli anni l’attuazione del progetto, che si è potuto concretizzare grazie al supporto di Opera Firenze Musei. Il concessionario di servizi dell’Ex Soprintendenza per il Polo Museale fiorentino ha infatti finanziato, oltre alla mostra, anche i cospicui restauri di opere appartenenti alla Curia Arcivescovile e a chiese fiorentine eredi del patrimonio della compagnia di San Benedetto Bianco. Si tratta di ben ventuno interventi – alcuni dei quali talmente complessi da poter essere portati a termine solo dopo la rassegna – che hanno permesso il recupero di opere importanti per il patrimonio artistico fiorentino del Seicento. I restauri sono stati condotti da un nutrito gruppo di esperti restauratori e sono stati diretti dai colleghi storici dell’arte afferenti anche alla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio, Anna Bisceglia, Ilaria Ciseri e Daniele Rapino. Spiccano tra questi recuperi i due dipinti alluvionati di Cristofano Allori – conosciuti dagli studiosi, ma del tutto illeggibili finora – rappresentanti san Benedetto e san Giuliano che costituivano l’originaria tavola d’altare della Compagnia, lo splendido crocifisso in cartapesta di Ferdinando Tacca e la tela rappresentante sant’Antonino di Jacopo Vignali. Oltre a tali ritrovamenti, la mostra si arricchisce anche di scoperte di studio, perché, grazie ad un accurato lavoro archivistico, i curatori e gli autori dei saggi in catalogo hanno potuto individuare documenti che descrivono gli arredi originari sia della Cappella Palatina di Palazzo Pitti che della sede storica della Compagnia in Santa Maria Novella, e ancora la paternità di dipinti e opere eseguite per San Benedetto Bianco da celebri pittori, quali Carlo Dolci, Matteo Rosselli, Jacopo Vignali, Agostino Melissi e il Volterrano, come pure rintracciare un intero fondo archivistico, quello della famiglia Zuti, cui si deve la committenza del celebre ciclo di ottagoni esposto in mostra, che presenta aspetti davvero rilevanti per la storia della città e non solo dal punto di vista storico artistico. A chi scrive è rimasto il compito di raccogliere le fila e portare a compimento il lungo lavoro altrui, cercando di farlo al meglio, per quanto possibile. A tutti va la mia gratitudine, anche a chi – come Silvia Sicuranza e Simona Pasquinucci – si è prodigato per risolvere complesse questioni amministrative, nella speranza di poter affrontare, al termine della mostra, un altro importante obbiettivo, che consiste nell’allestimento degli ambienti adiacenti alla Cappella Palatina come parte integrante del percorso del Museo degli Argenti.

Valentina Conticelli

Direttrice ad interim del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti


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